ROMA – L’ITALIA – L’EUROPA, UNA UNICA VISIONE di GIULIA URSO

Scritto da il 22 febbraio 2018

ROMA – L’ITALIA – L’EUROPA

hanno bisogno di una VISIONE

La visione, che abbiamo il compito di costruire in quest’epoca, è complessa e anche problematica e richiede strategie e soluzioni inedite e condivise.

La ricchezza di un Partito politico si trova  nella capacità di costruire una sua idea di Società grazie alla collaborazione. Con la collaborazione è possibile valutare la realtà vedendola da diversi punti di vista, inquadrandola da angolazioni differenti.

Tutto ció impone di ripensare la militanza e l’impegno.

In un modello “classico” si dava per scontato che noi compagni fossimo ispirati e accomunati da una stessa idea, spesso discendente dall’alto,  l’impegno oggi, inteso nel senso della partecipazione, implica piuttosto il confronto tra posizioni non necessariamente identiche, ma non per questo necessariamente conflittuali o competitive.

Scegliendo di partecipare siamo consapevoli di essere portatori di un punto di vista parziale, che diventa prezioso  nel momento in cui contribuisce a definire un discorso politico collettivo, che anche quel punto di vista comprende e valorizza.

In questo momento noi di ARTICOLO UNO MDP siamo un laboratorio di questo e, anche nei limiti di un tempo breve e intenso che abbiamo avuto sin’ora per costruirci e darci forma, sempre più scopriamo  che questa è la forma di Partito che ci è necessaria e che ci piace.

La stessa organizzazione di questi due giorni romani di confronto, seppure con le previste e prevedibili difficoltà ed ostacoli, è frutto di una collaborazione portata a sintesi.

Ci siamo presi l’impegno  di trasformare in impegno il disagio e le imprecazioni per le ingiustizie e i soprusi piccoli e grandi che subiamo o vediamo consumarsi intorno a noi. Siamo consapevoli, noi iscritti e simpatizzanti, che è fondamentale riappropriarci del nostro punto di vista sul mondo e offrirlo agli altri, e solo su questo invitare gli elettori a seguirci.

Per noi romani riappropriarci di un nostro sguardo sul mondo  è, allo stesso tempo, più facile e più complesso perché il nostro campo di visuale si posa su una città che è il simbolo della cultura mondiale, una città generatrice di una storia millenaria che ha lasciato segni ovunque.

Ma abbiamo l’obbligo di farlo.

Il mio contributo di oggi, sotto forma di alcune proposte, è frutto di questo obbligo morale e di una collaborazione tra compagni già attiva da un po’.

 

L’idea eterna di Roma

Le grandi città sono definite dalla loro storia sia attraverso l’eredità culturale sia dal Contemporaneo e dalla loro ambizione di diventare qualcosa di nuovo nel futuro.

Alla città si chiede di essere movimento continuo e anche spazio di sosta e luogo accogliente come grembo materno, con alto valore simbolico.

Dinamismo e accoglienza sono due facce della stessa medaglia, malgrado l’apparenza contraddittoria.

Fin dal tardo impero Roma è mobilis nel senso che è estrema sintesi degli elementi più disparati: riesce a integrare ciò che appare inconciliabile.

Bisogna ritrovare il dinamismo, dare forma alla mobilità che è convivenza di idee e persone provenienti da un’origine diversa. L’associazione della mobilità con la crescita è tradizionale per Roma, mobilis e augescens.

Secondo questo modello, che è nella stessa natura della città, bisogna mobilitare le energie, integrare le diversità per tornare a crescere. Mobilitare gente diversa che viene da tutte le parti, che parla tutte le lingue, che ha religioni diverse, però condivide l’aspirazione a convivere sotto un’ unica legge. Pacificamente, civilmente, anzi proprio offrendo una definizione, un modello di pace e civiltà.

Noi dobbiamo rivendicare a Roma l’Idea che fu prima di tutto sua: quella della Legge e del Diritto come fondamenta supreme della condivisione e dell’appartenenza alla Città. E’ cittadino di Roma chiunque condivida e si sottometta alla Legge. Tutti gli altri, i corrotti, i potenti che prevaricano, gli assassini, i mafiosi, non sono solo criminali: sono prima di tutto barbari. Non barbari in base al colore della pelle, alla religione o alle opinioni, ma al rifiuto della Legge. In questo senso dobbiamo in primo luogo ribaltare con orgoglio l’immagine della Roma città del malaffare, e rilanciare quella di Roma città di luce e del diritto. Rivendicare l’Idea che fece di Roma una città di dimensione planetaria, quella che la dipinge come fonte ed origine dell’idea stessa di un patto inviolabile fra cittadini e istituzioni.

Per disporre oggi dei luoghi che caratterizzano l’abitabilità della città dobbiamo rispondere a questa esigenza, a questa aspirazione, a questa idea di pace e civiltà, darle forma e rappresentazione.

Dobbiamo fare in modo che chi la condivide si senta rappresentato dai luoghi che abita, dalla libertà di praticarli.

Dare forma a questa varietà, a questa sinfonia significa fondare platonicamente “la conoscenza sul brivido che la bellezza desta nel cuore”.

Fondare cioè il nostro agire presente e futuro sulla Passione.

La passione per la città, per il proprio lavoro, per la libertà propria e altrui.

Sperimentiamolo.

A Roma.

Senza pensare che si tratti di utopia. Roma, per centinaia d’anni, è stata questo. Un’Idea. Creiamo un sistema distribuito, connettivo, inclusivo, che dia forma a questa aspirazione di pace e civiltà, che offra al mondo un modello che qui abbiamo sperimentato.

A Roma.

Creiamo un sistema reticolare in cui le esperienze migliori possano collegarsi e dunque trovare spazio di crescita. Questo sistema reticolare, distribuito, interconnesso, inclusivo non somiglierà in nulla alle profezie dei burattinai della rete telematica, che hanno in mente una somma algebrica di solitudini rabbiose. Dobbiamo sconfiggere accentramento, isolamento ed esclusione, perché sappiamo che conducono alla costituzione di potentati, feudi, caste e clan, alla crescita dei comportamenti criminosi e alla marginalizzazione dei soggetti virtuosi.

Niente isole.
Roma ha una sola isola: l’Isola Tiberina.

Per il resto, vogliamo che la vita delle persone, le esperienze professionali, imprenditoriali, culturali, formative siano tutte parte di un sistema dinamico di collegamenti che portano ovunque e arrivano dappertutto, regolato da regole chiare, condivise, rispettate, scorrendo lungo i quali chiunque, indipenentemente dal sesso, dalla razza, dalla religione, possa delineare un proprio percorso di crescita, di vita.

Chiunque ambisca a ripristinare situazioni di isolamento e conflittualità, sperando di alimentare in questo modo le ambizioni personali, secondo modelli che hanno condotto alla decadenza, si chiama fuori da solo.

I fondi pubblici devono servire soltanto a finanziare le articolazioni di questo sistema reticolare in cui fluiscono le energie della città.

Dove i collegamenti tra i nodi si interrompano bisogna intervenire prontamente per ripristinarli, qualunque sia il livello, qualunque sia la ragione (dalla lampadina fulminata alla manutenzione dei giardini, dalla raccolta dei rifiuti al trasporto, dai collegamenti culturali alle opportunità imprenditoriali, dal sistema della formazione a quello della vivibilità degli spazi) pena l’isolamento.

La Dimensione Planetaria dell’Idea di Roma

Siamo convinti che in questo modo Roma possa ritornare ad essere un luogo dove nascono esperienze di valore internazionale, che cioè in qualsiasi campo sia possibile così ricominciare ad operare su una scala globale, facendo della nostra città una delle capitali mondiali del Contemporaneo.

ARTICOLO UNO MDP si deve fare garante di questo processo di rinascita, contribuendo in maniera chiara e decisa all’elaborazione delle regole e delle politiche che portano a interconnettere a livello locale e globale un sistema distribuito di risorse di valore incommensurabile, aprendo la porta a tutti i soggetti sani che vogliano contribuire, secondo i principi di accoglienza e inclusione.

Ci piacerebbe che Roma, la città dove il concetto stesso di cultura urbana è stato inventato, diventasse una capitale della Contemporaneità, cioè il luogo dove questa cultura possa divenire un modello di civiltà per il mondo intero e al contempo un modello di sviluppo imprenditoriale.

Si parla molto di modelli e in particolare tra le esperienze modellizzabili è stato proposto quello milanese, che  risponde ad esigenze molto diverse, quelle di una grande città europea con un’area metropolitana di grande rilievo dal punto di vista industriale, culturale e finanziario.

Ma Roma ha inventato il Diritto.

Roma è il centro spirituale della Cristianità.

Roma ha portato il mondo a comunicare nella stessa lingua.

La vocazione di Roma non è quella di misurarsi su scala nazionale, o europea, ma  quella di proporsi come modello essa stessa su scala mondiale. Il dibattito su chi sia il più bravo va bene per i media o per il calcio. Ma è inutile tanto per Roma quanto per tutte le città che vogliano vivere la propria eccellenza con dignità e l’orgoglio di sapersi uniche.

Riaffermare l’Identità di Roma attraverso l’Arte

Quando abbiamo voluto affermare un’idea forte di noi stessi, in tutte le epoche, abbiamo chiesto agli Artisti di offrici la loro visione di questa idea. L’Italia è la Patria di questa geniale intuizione. Roma, Firenze, Venezia, Napoli, Milano e via via fino alla più piccola delle cittadine traboccano di opere d’arte concepite per offrire ai cittadini una rappresentazione della loro idea di Società.

Tra le proposte operative che stiamo formulando per dare senso pratico alle nostre considerazioni c’è quella di un’agenzia editoriale per lo sviluppo di sceneggiature per il cinema e la televisione che abbia Roma come sede fisica e si dia l’identità di Roma come oggetto.

In un momento di profonda crisi d’identità, dovuta certo alla pessima immagine che la città ha dato di se stessa con la collaborazione dei media di tutto il mondo, solo una visione artistica può intuire una nuova idea della città e restituirla al mondo. La “Roma Città Aperta”, la Roma di “Ladri di Biciclette”, la Roma della “Dolce Vita” e della “Grande Bellezza” sono quattro città diverse, tutte e quattro simboli di un’anima profonda nella quale tutto il mondo si è specchiato. Per questa ragione chiediamo agli scrittori di cinema di offrirci una loro visione della Roma contemporanea che vogliamo abitare, di attraversare tutti i generi della cinematografia e dell’audiovisivo per farci un ritratto che non si limiti alla cronaca ma che ci restituisca il senso della Roma planetaria. Non quello che è, ma quello che dovrebbe essere e che rappresenta per il mondo.

Ma non dobbiamo coinvolgere solo gli sceneggiatori italiani in questo progetto: è sopratutto agli artisti stranieri che dobbiamo chiedere uno specchio in cui ritrovarci e riconoscerci. Proprio perchè Roma è di tutti, noi dobbiamo chiedere alla comunità creativa mondiale di esercitarsi nel dipingere la sua Roma. Non la Roma delle nostre cronache, che pure noi italiani rappresentiamo benissimo, ma quell’Idea planetaria di Roma che a ben guardare noi italiani abbiamo dimenticato, un pò per disillusione, un pò perchè la città reale è troppo vicina e quella ideale

Naturalmente, perché una grande sceneggiatura divenga un grande film c’è anche bisogno che attorno ad essa tutti i soggetti attivi nella produzione collaborino.

Un esempio del sistema connettivo che immaginiamo per Roma, e che in parte abbiamo descritto, potrebbe collegare un’agenzia editoriale che abbia il Comune come soggetto proponente in collaborazione con il Festival del Cinema che fa anch’esso capo al Comune, con Cinecittà, con l’Associazione dei Produttori e con tutti gli altri soggetti interessati, anche privati, ad investire in una nuova immagine della città.

Dalla Periferia al Centro

Invertire i termini classici del rapporto tra centro e periferia urbana, cominciando a ripensare il centro storico a partire dalla periferia e non viceversa. L’idea di sostanza è che la memoria ha senso quando è immaginativa, ricreativa, rigenerante, mentre la memoria del nostro centro storico è stata musealizzata per i turisti e non c’è più energia alla quale attingere per ripensarla. La finalità strategica è quella di ragionare su una città che trascende la metropoli, proiettandosi in una dimensione che supera i suoi confini, creando un sistema distribuito, policentrico, che non ruota attorno ad un centro storico ma a tanti centri storici, mappando e restaurando i manufatti antichi, il filo rosso identitario della città, valorizzando, e non solo restaurando, tutta la stratigrafia storico culturale della città più eterna di tutte.

Un progetto per Roma deve coinvolgere gli operatori che si sanno rimettere in gioco e soggetti nuovi, dentro un sistema aperto, senza protezioni, che funzioni seconda la regola per cui ad un maggior collegamento su scala locale e globale corrisponde inevitabilmente una maggiore attrattività di risorse, sia pubbliche che private. Un sistema distribuito, interconnesso su scala locale e globale, accogliente e inclusivo. Questa è la nostra idea di Roma, un’idea per la quale vale la pena spendersi ancora. Più di sempre.


Opinioni dei lettori
  1. Giuliano Bertozzini   il   26 febbraio 2018 alle 23:58

    A me, pur da fuori, non essendo romano, anzi forse proprio per questo, appaiono molto interessanti e condivisibili, questa analisi e questa proposta progettuale. Si, Roma ha il patrimonio storico e culturale, di valore mondiale, da investire per l’ideazione e la realizzazione di una nuova visione e funzione includente e produttiva di senso e appartenenza da offrire ad un mondo oggi frammentato, diviso, percorso da odi e diffidenze, in cerca, appunto, di certezze e nuova felicità che solo il riconoscimento reciproco e la cooperazione possono ridare.
    Radicalmente nuova e promettente la proposta di partire dalle periferie per ripensare il centro e, con esso, tutta la funzione mondiale della città eterna, più eterna di tutte!

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