False notizie

Scritto da il 23 gennaio 2018

Mancano meno di 45 giorni alle elezioni e stampa, tv e social continuano ad essere pieni di false notizie o meglio di notizie fuorvianti, contenenti una parte di verità, ma non tutta la verità.

Cominciamo dai sondaggi divenuti sempre più un’arma di propaganda politica.

Nonostante gli errori macroscopici commessi negli ultimi anni, e non solo in Italia, nessuno dice di trattare con prudenza i numeri e non considerarli come verità rivelata, infatti i sondaggi per essere credibili devono sottostare a numerose condizioni spesso irrealizzabili, come lavorare su un campione scrupoloso effettivamente rappresentativo, considerare un margine di errore del 3% e dire che questa oscillazione è veritiera solo se c’è una confidenzialità del 95% del campione. Inoltre bisogna sempre considerare la committenza  che non è certo neutrale e fa pubblicare solo certi sondaggi e non altri, anche perché manca un’autorità indipendente di valutazione ed il ministero degli interni si limita a fare la media degli 8 sondaggi più importanti (vedi art su Il post del 21 gennaio: come si fanno i sondaggi).

In conclusione prendiamo i sondaggi con le molle e non lasciamoci troppo influenzare da questi nel nostro agire politico quotidiano.

Secondo tema la tanto vantata ripresa economica.

L’Italia si trova al 27° posto su un totale di 29 paesi nella classifica dell’inclusività sociale tra i paesi ad economia avanzata secondo il world economic outlook riportato da “la stampa” del 22 gennaio.

Il dato è un indice parametrato fra crescita e sviluppo, tenore di vita, sostenibilità ambientale ed equità generazionale: la crescita del PIL (che è comunque inferiore a quella della media degli altri paesi UE)  quindi è una condizione necessaria ma non sufficiente per sostenere che si è sulla strada giusta per un inversione di tendenza rispetto al declino del paese in questi ultimi anni.

Terzo: il risultato storico dei dati sull’occupazione.

I dati ISTAT appena usciti come sempre vanno letti nella loro interezza e non solo in parte per capire come stanno le cose.

Disaggregando i dati sull’occupazione complessiva ci si accorge subito che è sì aumentato il numero degli occupati, ma che è di pari passo diminuito il numero delle ore complessivamente lavorate cioè è aumentato il part time e che poche ore lavorate la settimana fanno un occupato; disaggregando ulteriormente i dati si vede che il numero degli occupati a tempo indeterminato è in realtà diminuito rispetto allo scorso anno e che sono aumentati i lavoratori precari (sull’argomento chi vuole approfondire può leggere l’articolo di Franco Bianco su “L’argine”).

Quarto:l’invasione degli stranieri denunciata da Salvini.

Salvini cita dati veri ma relativi agli ultimi quindici giorni e non certo alla media di un periodo un po’ più significativo, sarebbe come dire oggi c’è un morto, la mortalità è aumentata del 100%.

I dati veri sono altri e facilmente consultabili e dimostrano un’altra realtà e che la palla sulla razza bianca in pericolo è come il drappo rosso messo davanti al toro: eccita le folle ma svanisce con il primo soffio di vento. A proposito ma quando mai si farà finita con questa storia della razza?  A livello scientifico è dimostrato da anni che esiste una sola razza, quella umana e le differenze fra gli uomini sono date dal clima, dall’ambiente e dalle differenze culturali. Il lapsus dell’art 3 della costituzione si giustifica come una risposta politica dei padri costituenti alle sciagurate politiche di Mussolini e di Hitler e forse all’ancora non diffusa conoscenza scientifica del problema: la parola razza andrebbe tolta dalla costituzione se ci fosse in parlamento un clima civile di discussione pacata sull’argomento cosa che in questi anni non è stato possibile.

Quinto: Berlusconi garante della stabilità e dell’europeismo.

Se non ci fosse da piangere verrebbe da ridere. Chiunque sia in buona fede ricorda l’europeismo di Berlusconi degli ultimi vent’anni con Gheddafi e a Putin protagonisti, nonché le politiche economiche che hanno prodotto indebitamento e perdita di credibilità dell’Italia sui mercati internazionali, tanto da portarci sull’orlo del baratro. Adesso si vorrebbe ricominciare da capo con la flat tax al 15% che oltre ad essere incostituzionale (nel nostro sistema l’imposte sono progressive sul reddito), porterebbe un buco nel bilancio dello stato tra i 35 e i 65 miliardi secondo le stime più benevole e la balla sulla compensazione data dal recupero fiscale da chi non pagava ieri perché le tasse erano troppo alte, non ha nessun fondamento statistico  basta ricordare quello che è successo nei paesi dove la flat tax e è stata sperimenta  e presto abbandonata. Ma si sa studiare costa fatica.

Ci fermiamo qui chiedendo ai nostri lettori di segnalarci altre false notizie.

La redazione


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